La Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali di Tursi-Lagonegro si pronuncia sul Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne

La Consulta delle Aggregazioni Laicali della Diocesi di Tursi-Lagonegro, espressione del
laicato associato che intende ispirare la propria azione ai principi della Costituzione e del
Vangelo, ha preso in attenta considerazione il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree
Interne (PSNAI), 2021-2027, tenendo conto che la nostra Diocesi e l’intera regione Basilicata
sono in gran parte costituite da piccoli paesi a bassa consistenza demografica.
Apprezza i principi dichiarati in premessa e l’esplicita dichiarazione che le strategie,
calibrate sulle specificità di ciascun territorio e orientate al benessere delle persone, devono
essere sviluppate in linea con i principi di sussidiarietà, partenariato e governance multilivello.
Ritiene che alcuni punti siano ben dettagliati, come ad esempio le “Linee Guida Trasporti
per le Aree Interne”, dove si individua come fabbisogno il “Potenziamento dei collegamenti con
porti, stazioni ferroviarie e aeroporti e con i poli erogatori di servizi”; nel contempo, però, si
interroga su quale tipologia di aree interne sia stata presa in carico. Dall’analisi del
documento si evince che di certo non si tratta di quella più profonda, lontana dalla visibilità
mediatica, posta sotto le zolle della storia, dalla parte delle radici. Considerata la situazione in
generale della nostra Regione, con la mancanza di un aeroporto regionale e con lo schema
ferroviario alquanto ridotto, e di altri territori simili, è legittimo chiedersi come si possa pensare
di intervenire nel concreto senza entrare pienamente nel merito proprio della carenza o
dell’insufficienza di questo livello diciamo “superiore”.
La situazione non è molto diversa per altri settori e aspetti (la sanità, il lavoro, la cultura e
l’educazione, la salubrità e protezione dell’ambiente) basilari per garantire una dignitosa qualità
di vita a chi resta nelle piccole comunità delle aree interne. Impossibile non rilevare la
discrepanza fra il dichiarato e l’indicazione di soluzioni per garantire il diritto di restare e per
incentivare il ritorno di chi ha voluto o dovuto partire.
La CDAL guarda con preoccupazione in particolare all’Obiettivo 4 Accompagnamento in
un percorso di spopolamento irreversibile dove si afferma: “Queste aree non possono porsi alcun
obiettivo di inversione di tendenza, ma nemmeno essere abbandonate a se stesse: hanno bisogno
di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”.
Prende atto che si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza allo
spopolamento, per cui si pianifica e si accompagna il declino in una sorta di normalizzazione, di
welfare del tramonto. Più che una strategia, sembra un verdetto di condanna: si certifica la
fine dei municipi delle aree interne “con una struttura demografica compromessa” ovvero della
maggior parte dei comuni presenti sul nostro territorio nazionale.
Come cittadini che “abitano” consapevolmente il proprio territorio e che si professano
cristiani, non possiamo accettare questa sorta di eutanasia. Restare in silenzio sarebbe
contraddire la nostra vocazione umana, prima ancora che civile e di fede, a coltivare semi di
speranza. Per questo prendiamo posizione non “contro”, ma pro vita delle aree interne.
L’obbedienza creativa al Vangelo abilita a immergersi nella storia, portando sempre un
messaggio profetico, un messaggio per l’uomoanche a proposito della questione della restanza.
La CDAL, pertanto, avverte il dovere di rivolgersi
Via Roma, 63 – 75028 Tursi (MT) – comunicazioni.diocesitursi@gmail.com
– agli amministratori e ai decisori politici a tutti i livelli, per ricordare loro che l’art. 3 della
nostra Costituzione afferma l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano
l’uguaglianza e la partecipazione, non a rassegnarsi alla loro presenza. Nelle nostre aree
interne, per fare un solo esempio, il principio costituzionale che pone il lavoro a fondamento
della Repubblica appare ancora oggi tradito;
– alle singole comunità locali, per chiedere un supplemento di orgoglio e di impegno. Se dal
Piano emerge una limitata capacità progettuale espressa dal territorio e una scarsa
cooperazione tra i diversi livelli istituzionali, è il momento di attivare uno strumento
promettente: la rete tra comuni. È molto più di una semplice interfaccia amministrativa: è
un patto tra territori per superare campanilismi, valorizzare risorse e competenze, offrire
opportunità che nessuno potrebbe avere da solo. In tempi di rapidità digitale e cambiamenti
epocali, la collaborazione tra realtà diverse diventa una responsabilità condivisa per il bene
comune, promuovendo coesione sociale, accesso equo ai servizi, cultura e quella sanità di
prossimità ancora sostanzialmente evanescente.
Nella convinzione che il PSNAI richieda comunque una lettura approfondita, ma
soprattutto un’ampia divulgazione e una vasta concertazione per sensibilizzare tutti i comuni
d’Italia che versano nella stessa condizione di aree interne e per sollecitare un dibattito
parlamentare che possa capovolgere il progetto di accompagnamento verso il declino,
la CDAL invita a partecipare alla conferenza stampa
che si terrà alle ore 11 di sabato 6 settembre a Policoro, Centro giovanile “Padre
Minozzi,” con l’intento di portare sotto i riflettori i punti nodali su cui si gioca il diritto di
restanza, il diritto di poter scegliere di restare a vivere dignitosamente nel proprio paese, fra i
propri affetti.

La Presidente della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali
Anna Maria Bianchi

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