Loredana Marsico (ingegnere – Funzionaria del Centro Funzionale Funzionale Multirischi ARPACal – sezione Calabria della Società Italiana di Geologia Ambientale): “Ha funzionato bene l’intero Sistema di Protezione Civile che ha ottemperato al suo compito primario di salvaguardia della popolazione. La devastazione del nostro fragile territorio è evidente: potrebbe essere l’occasione di un approccio più sostenibile nei confronti della nostra “Madre Terra! ”.
“In questa devastazione ha funzionato bene l’intero Sistema di Protezione Civile che ha ottemperato al suo compito primario di salvaguardia della popolazione: la devastazione del nostro fragile territorio è evidente, ma i danni si riparano e si “ricostruisce”: potrebbe essere l’occasione di un approccio più sostenibile nei confronti della nostra “Madre Terra”.
L’evento del 18-21 gennaio 2026 legato alla presenza del ciclone mediterraneo “Harry” si è manifestato in tutta la sua potenza sulla Calabria oltre che sulle isole maggiori”. Lo ha dichiarato l’ingegnere Loredana Marsico della sezione Calabria della Società Italiana di Geologia Ambientale e Funzionaria del Centro Funzionale Funzionale Multirischi ARPACal
“Proviamo a quantificare l’importanza dell’evento utilizzando i dati misurati dalla rete meteorologica della Regione Calabria gestita dall’ARPACal e monitorata dal Centro Funzionale Multirischi.
Precipitazioni: la zona dove si sono registrati i valori di pioggia cumulata maggiori, riferiti a tutto il periodo è quella delle serre vibonesi, il pluviometro di San Sostene ha registrato 583 mm, quello di Stilo 531, quello di Fabrizia-Cassari 435, gli altri pluviometri della zona hanno registrato piogge superiori a 300 mm.
Altre precipitazioni importanti sono state registrate in Aspromonte – ha concluso la Marsico – e sulla Sila Crotonese.
Le precipitazioni nevose misurate dalla rete hanno determinato un’altezza del manto nevoso di circa 40 cm registrata dal nivometro di Mongiana posto alla quota di 1500 m, mentre quello di Buturo – 1530 m s.l.m.- ha misurato ben 60 cm. Da segnalare anche il livello di circa 40 cm misurato dal nivometro di Acquaformosa località Santa Maria al Monte – 1440 m s.l.m – sulla catena costiera.
Livelli idrometrici: le precipitazioni molto abbondanti hanno ovviamente determinato diverse piene fluviali, come non si registrava da tempo, particolarmente interessanti i valori raggiunti dall’Ancinale, dal Tacina, dal Neto e dal Nicà, con foce sul versante ionico, ma anche dal Mesima e dal Petrace, con foce sul Tirreno reggino.
Vento: il vento ha imperversato su tutta la regione ed è il fattore che ha determinato danni anche sulla costa Tirrenica. In termini di intensità di raffica, mentre la raffica più forte in assoluto, 131 km/h, è stata misurata dall’anemometro di Reggio Calabria – Arasì, anche gli anemometri di San Nicola Arcella e Paola hanno misurato valori intorno a 130 km/h. La direzione è stata prevalentemente di scirocco o di levante”.
