La decisione del Governo Meloni di prevedere la possibilità di nominare un commissario per la gestione delle attività petrolifere in Basilicata rappresenta un atto gravissimo. Dietro la retorica dell’efficienza e dell’interesse nazionale si nasconde una scelta politica molto chiara: aggirare il confronto con i territori e accelerare nuove estrazioni, nuovi pozzi e nuove trivellazioni.
Si tratterebbe di un vero e proprio commissariamento della Basilicata, di un esproprio del diritto dei lucani a decidere sul proprio futuro. Ancora una volta Roma pretenderebbe di decidere sulle nostre teste, senza coinvolgere le comunità, i Comuni, le associazioni e i cittadini che quotidianamente vivono e difendono questo territorio.
Dopo oltre trent’anni di estrazioni petrolifere, la Basilicata ha già dato. Ha contribuito in modo significativo alla sicurezza energetica del Paese, sopportando costi ambientali e sociali che nessun altro territorio ha sostenuto nella stessa misura. Pensare oggi di aumentare ulteriormente le attività estrattive significa condannare la nostra regione a un futuro di maggiore pressione ambientale, maggior consumo di suolo e maggior rischio di inquinamento.
Quanto accaduto nei giorni scorsi a Policoro dovrebbe insegnarci una lezione diversa. Di fronte agli effetti sempre più evidenti della crisi climatica e degli eventi estremi, servono scelte coraggiose per cambiare i nostri modelli di consumo e di sviluppo, investendo nella sostenibilità, nell’innovazione e nella tutela delle risorse naturali. Invece il Governo Meloni sceglie la strada opposta: più petrolio, più trivelle, più dipendenza dalle fonti fossili.
È una visione vecchia, miope e profondamente sbagliata. La Basilicata non può continuare a essere considerata una semplice colonia energetica da sfruttare quando serve e dimenticare quando chiede investimenti, infrastrutture e servizi.
Ancora più grave è il silenzio del governo regionale e degli esponenti del centrodestra, che dovrebbero difendere l’autonomia e gli interessi delle comunità lucane e che invece assistono passivamente a una decisione che ridimensiona il ruolo delle istituzioni territoriali e allontana ulteriormente i cittadini dai luoghi in cui si prendono le decisioni.
Noi non ci stiamo. I lucani non sono sudditi e non accetteranno che il futuro della loro terra venga deciso altrove. Siamo cittadini e pretendiamo rispetto, ascolto e partecipazione. Le scelte che riguardano il nostro territorio devono essere condivise e costruite insieme alle comunità, non imposte dall’alto attraverso commissariamenti e scorciatoie amministrative.
La Basilicata ha già dato abbastanza. Oggi serve una nuova stagione di sviluppo fondata sulla tutela dell’ambiente, sulla qualità del lavoro, sulle energie pulite e sul protagonismo dei territori. Non più decisioni calate dall’alto. Non più una Basilicata che subisce.
