Questa giornata di memoria e di riflessione, a 40 anni dalla sua morte, ricorda un uomo che visse gli anni dell’adolescenza e della giovinezza all’insegna degli studi umanistici e di una formazione culturale che, al posto dell’evasione e del disimpegno, proponeva ai giovani, in quegli anni, di rinunciare ad ogni atteggiamento attendista e di impegnarsi fortemente nella trasformazione della realtà e nel cambiamento delle strutture sociali consolidate.
Ricorda altresì il sindaco di questa città che mise a disposizione della sua comunità la propria cultura, le proprie capacità, la propria volontà per riportare Maratea all’attenzione regionale e nazionale, facendole assumere un ruolo di guida di un intero territorio e divenendo un esempio di buona e lungimirante amministrazione da sostenere e da imitare.
Decisivo fu, per F.S., l’incontro con la DC di Basilicata, che a livello cittadino, dopo la fine del decennio a guida rivettiana e la sconfitta alle elezioni comunali del novembre 1964, decise di promuovere la formazione di una nuova classe dirigente locale, mentre a livello regionale incominciava a vivere, alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, un primo momento di rottura dell’unanimità interna, realizzatasi negli anni passati, attorno alla figura illuminata del presidente Colombo.
La tornata elettorale comunale del 1970 vide la DC riconquistare l’amministrazione della città rinviando parzialmente il rinnovamento della sua compagine alla successiva, quella del 1975, allorché, nella lista entrarono i giovani aderenti alla corrente di base, capeggiati da F S.
Quella del 1975 è la prova elettorale che lo vedrà al secondo posto tra gli eletti e quindi all’inizio nella carica di vicesindaco. In quella estate incomincia il primo momento della sua esperienza amministrativa, che gli consente di apprendere i meccanismi amministrativi, utilizzati mostrando subito il suo talento, una volta eletto sindaco, nel dicembre dello stesso anno, in seguito a vicende amministrative locali che determineranno per Maratea un nuovo rilancio.
Fernando comprende da subito che bisogna abbandonare l’immobilismo e impostare una nuova strategia fatta di programmazione, comunicazione e partecipazione.
E arrivarono le grandi intuizioni: il comune non può essere solo erogatore di servizi, deve divenire ente programmatore. L’assetto del territorio diventa l’asse portante della nuova strategia dello sviluppo. C’è il PRG in itinere, Fernando ne approfitta per elaborare il progetto Maratea, che prevede, accanto al soddisfacimento dei bisogni primari, l’avvio di una programmazione turistica, per dotare Maratea delle strutture ricettive e complementari che mancano e che sono ferme al 1964 dopo il rifiuto dell’intervento a Castrocucco della SEMI già proprietaria dell’Hotel Santavenere.
Si riprendono le grandi opere interrotte: in primis il porto, poi l’ospedale, che dalla semplice struttura in cemento armato sarà completato e utilizzato già nel 1983, la rete idrica e fognante e la pubblica illuminazione.
Nei primi cinque anni di vita amministrativa non c’è settore che non venga esaminato, studiato e rinnovato. C’è una frenesia a lavorare, ma senza dimenticare di ascoltare le persone, che Fernando riceve in numero sempre crescente e alle quali fornisce sempre una soluzione ai problemi di ciascuna.
Nel 1980 il secondo appuntamento elettorale.
Esso avviene all’indomani del rilascio delle concessioni edilizie per la costruzione del complesso turistico Pianetamaratea a Santa Caterina. I risultati sono positivi per la DC: la gente ha creduto al progetto di sviluppo che F S ha presentato nella campagna elettorale.
L’orgoglio cresce, ormai F S è il leader di una classe dirigente che si pone all’attenzione dell’intera regione e che si candida a guidare lo sviluppo dell’intero lagonegrese. Altre opere pubbliche decollano: il campo sportivo, il sistema infrastrutturale comunale, solo per citarne alcune.
Maratea ormai è alla ribalta della televisione come altre località più famose e il suo sindaco è ormai conosciuto e stimato per le sue qualità e per le sue capacità come un modello di amministratore nuovo e moderno.
Il 21 marzo 1982 una forte scossa di terremoto colpisce Maratea e il golfo di Policastro, dopo quella del 1980. È un momento drammatico, il grande e temerario Fernando lo affronta con coraggio e determinazione. Il terremoto diviene un’occasione per risolvere le criticità presentinel centro storico, che era già stato oggetto di un convegno di studi nel 1976. Dopo una settimana, a Roma, a Palazzo Chigi, Fernando espone i problemi della zona e suggerisce al governo i provvedimenti da adottare e gli interventi da finanziare. Maratea riceverà oltre 10 miliardi delle vecchie lire per il centro storico, insieme al finanziamento dei circa 40 alloggi del Villaggio Primavera, inaugurato due anni dopo dal compianto ministro Zamberletti, e del capannone industriale alla Colla, dove trasferire gli operai dello stabilimento di Fiumicello, interessato dalla scossa sismica.
Ma non è tutto, bisogna diffondere l’immagine turistica di una Maratea non scalfita dall’evento sismico. Ecco allora Giochi senza frontiere. A Gand, in Belgio, nell’agosto del 1982, la rappresentativa dei giovani marateoti gareggerà con quelle di altri Paesi europei. Poi vennero le edizioni del Premio Maratea del 1983 e 1984, trasmesse in diretta su Rai 1, con la partecipazione e la premiazione di noti artisti e attori italiani (il noto presentatore Bersani, il regista Pasquale Festa Campanile, gli attori Sordi e Gassman, lo stilista Versace, l’orafo Greco).
Tutto questo lo accredita e nel 1983 la DC lo candida alla Camera dei Deputati.
Il risultato è lusinghiero ma non soddisfa le attese di Fernando.
Nel 1985 la terza elezione a sindaco e nel giugno l’ennesima ripresa televisiva nella trasmissione Sereno variabile. Subito dopo organizza un viaggio di consiglieri comunali in Francia, sulla Costa Azzurra, per verificare come si gestiscono i porti turistici, come si realizza e preserva l’arredo urbano, come si pianifica un’accoglienza turistica qualificata.
Ritorna pieno di entusiasmo, arricchito nelle sue idee e nei suoi propositi.
In conclusione, Fernando possedeva alcune doti che lo facevano un politico unico. Era umile e disponibile, volitivo e dotato di tenacia che sfiorava la caparbietà, era capace di entusiasmarsi e di entusiasmare chi gli stava vicino e i suoi concittadini.
I marateoti sapevano di avere un uomo in grado di dialogare con i diversi livelli della politica e di portare Maratea al centro della regione, dell’Italia e dell’Europa.
Con Fernando la politica era visione, strategia e peso, la politica non era solo governo, ma attenzione e responsabilità verso una comunità bisognosa di cambiamenti; non inseguiva il consenso facile, ma la consapevolezza dei suoi ascoltatori e interlocutori locali, inseriti in un nuovo processo di crescita e artefici dello sviluppo economico e politico. Chi ha avuto modo di ascoltarlo, aveva sempre la sensazione di trovarsi davanti ad un uomo che non chiedeva adesione superficiale, ma una riflessione consapevole. Ed è questo il segno più raro che un politico possa lasciare: non l’eco di uno slogan, ma il peso duraturo di un pensiero.
Grazie Fernando!
Antonio Brando
