Lomuti: Policoro e il Metapontino non sono un incidente meteorologico

Lomuti: «Chiederò formalmente il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale. Ma un territorio non si difende solo con i ristori: senza una politica seria di adattamento climatico continueremo a pagare, ogni anno, il prezzo di ciò che non abbiamo prevenuto»

Ciò che si è abbattuto mercoledì pomeriggio su Policoro e sul litorale jonico metapontino ha una durata che si misura in minuti e conseguenze che si misureranno in anni. In meno di mezz’ora un downburst con raffiche prossime ai cento chilometri orari ha cancellato stabilimenti balneari, sventrato serre e tunnel, abbattuto alberi secolari, tranciato linee elettriche, danneggiato edifici scolastici e infrastrutture idriche. La stima dei danni supera già i dieci milioni di euro. Che non ci siano state vittime non è merito di un sistema di allerta: è una circostanza fortunata, e va detto con onestà. Alla comunità di Policoro, al sindaco Enrico Bianco, agli operatori agricoli e balneari, ai vigili del fuoco che hanno effettuato circa duecento interventi in ventiquattro ore, alla Protezione civile e ai volontari va il mio ringraziamento e la mia vicinanza.

Presenterò nelle prossime ore, nelle sedi parlamentari competenti, la richiesta formale di attivazione delle procedure per il riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale, a sostegno della deliberazione già assunta dalla Giunta comunale di Policoro. Con una precisazione che non è di stile: in Basilicata il problema non è quasi mai dichiarare l’emergenza, è il tempo che passa tra la dichiarazione e l’arrivo effettivo delle risorse. Il sindaco di Policoro ha ricordato che in passato aiuti promessi sono arrivati dopo tre anni. Un’impresa che ha perso la stagione e la struttura produttiva non ha tre anni di tempo. Servono tempi certi, importi determinati e l’anticipazione delle somme urgenti, senza scaricare sui Comuni e sui privati il costo dell’attesa.

C’è poi una questione che riguarda direttamente la responsabilità del legislatore nazionale. Il Fondo mutualistico AgriCat, istituito dalla legge 234 del 2021, interviene esclusivamente per i danni catastrofali da alluvione, gelo o brina e siccità: la tromba d’aria non rientra. La polizza catastrofale resa obbligatoria dalla legge di bilancio 2024 e disciplinata dal decreto ministeriale 18 del 2025 copre sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni: vento estremo, trombe d’aria e grandine restano fuori, assicurabili soltanto come estensione facoltativa e a pagamento. Le imprese di Policoro rischiano dunque di trovarsi in regola con gli obblighi di legge e prive di qualsiasi copertura per il danno effettivamente subito.

Abbiamo costruito un sistema che obbliga le imprese ad assicurarsi contro le catastrofi e poi lascia scoperto proprio l’evento che le sta distruggendo. Non è una lacuna tecnica: è una scelta politica che va corretta con un intervento normativo.

Il punto di fondo è che continuiamo a trattare come straordinario ciò che è ormai strutturale. Nell’ultimo decennio la Basilicata ha registrato oltre trenta eventi meteorologici estremi di forte impatto, secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente. Il 9 aprile di quest’anno il Consiglio dei ministri ha già dichiarato dodici mesi di stato di emergenza per gli eventi che dal 28 marzo hanno colpito Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia. Se un fenomeno si ripete ogni anno, chiamarlo eccezionale non è una descrizione: è un alibi, e serve a giustificare che si continui a rincorrere l’emergenza invece di finanziare la prevenzione.

Per questo la transizione ecologica non è, per il Sud, una questione ideologica o un vincolo europeo da subire: è una politica industriale e di sicurezza territoriale. Significa manutenzione idraulica e forestale, messa in sicurezza delle reti idriche e fognarie — a Policoro il downburst ha danneggiato un serbatoio pensile e un impianto di sollevamento, rivelando una fragilità che esisteva prima del vento —, sistemi di allerta realmente predittivi, sostegno agli investimenti delle aziende agricole in protezione delle colture e risparmio idrico. Ogni euro speso in adattamento è un euro sottratto ai ristori che dovremo comunque pagare dopo. Il Metapontino non è una periferia da soccorrere: è uno dei motori produttivi della regione, e continuare a smantellare gli obiettivi ambientali europei mentre il Mezzogiorno paga il conto più alto della crisi climatica è una contraddizione che il Governo dovrà spiegare.

 

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